
Piero GIANUZZI
"Il molo n. 2"
Finirà anche questa pietosa stagione politica, e credo che in molti ci si aspetti, giunto quel momento, non un semplice “buon programma di governo” e “valide strategie elettorali”, per il futuro. Una società martoriata come la nostra – sullo sfondo di una questione morale quasi ogni giorno sotto i riflettori della stampa nazionale e straniera – dalla crescente povertà e precarizzazione, seppure globale, da leggi volte ad evitare al premier processi e possibili condanne penali, da leggi elettorali che hanno tolto al cittadino il diritto di scegliere direttamente i candidati, per attribuirlo alle segreterie dei partiti, da una serie di norme mirate ad imbrigliare la magistratura, a limitare il diritto di libera espressione, informazione e comunicazione attraverso la Rete e le tivù pubbliche, a imporre una fonte energetica, il nucleare, bocciato con un referendum vent’anni fa, a smantellare la pubblica amministrazione a cominciare dalla scuola pubblica, con licenziamenti, esternalizzazioni di servizi e trasferimenti massicci di risorse al settore privato – ha infatti bisogno di qualcosa di più.
Vieilles femmes de Sardaigne
Elles ont vidé l’eau des fontaines
Et sculpté leur visage en des miroirs de glaise
Loin des reflets aux trahisons certaines
Sans le regard d’un faux jour qui pèse
Où perche la parole au bord de l’effritement.

Alcuni commenti su:
www.lapoesiaelospirito.wordpress.com
Altri commenti e la recensione di Antonio Fiori su:
viadellebelledonne.wordpress.com/2009/04/18/la-parola-data/#comment-33788
Il libro è reperibile presso La Casa Editrice L'Arcolaio
prefazione di Roberto Rossi Testa
Dei cinquanta/sessantenni che trenta/quarant’anni fa coltivavano ancora la beata speranza di cambiare il mondo alcuni erano poeti, anzi fra essi la percentuale dei poeti era forse più alta della media storica, sembrando in quei tempi la poesia una delle vie maestre per raggiungere l’obiettivo in questione. Ma nessun altro oggetto del desiderio si comportò mai in modo altrettanto simile a quello dei pomi del povero Tantalo: cambiare il mondo era una faccenda davvero seria, se non disperata, o perlomeno richiedeva di essere accostata in ben altre maniere. Parecchi di costoro, allora, rivestitisi di tuniche di vario colore o di tute mimetiche, si incamminarono, chi in drappello chi in ordine sparso, verso i monti analoghi e gli aventini opportunamente disseminati per il pianeta; e in mezzo a quella folla composita, va detto, si trovavano alcune delle menti e delle anime più belle delle ultime due/tre generazioni. Fra quanti rimasero, non pochi si diedero a una poesia di pronto intervento, certo generosa negli intenti e non priva di giustificazioni soprattutto esterne, ma in cui l’elemento risarcitorio-consolatorio faceva capolino con insistenza soverchia; da cui cioè si capiva che l’inquietudine, tradizionalmente connessa allo scrivere e al leggere poesia, veniva sentita come attraversamento, funzionale al conseguimento di una meta che doveva essere tutt’altra, e non come stato costitutivo dell’essere nella/per la scrittura e nel/per il mondo. Ciò che si desiderava era, come in ogni altra attività, far quadrare conti e circoli, poter mettere insomma alla fine dei salmi un bel “gloria”. E non che questo in poesia non avvenga mai; avviene anzi abbastanza spesso, ma per grazia gratuita, come un debolissimo bagliore nel cuore del buio lo dirada un istante per quelli che sanno vedere. Ma se si sventola il biglietto pagato, se si brandiscono macchine fotografiche per documentare l’evento, l’incanto si spezza, irrimediabilmente.
Moby Dick e la vita. Chiamatemi Angelo. Angelo Cocchinone, di Casapulla, anzi di Casagiove, portiere di notte. L’Hotel Roma è una nave, il Pequod alla ricerca del mistero della balena bianca. Angelo lavora a Torino, ma è laureato in lettere. Lui è esperto di storie, così come Ismaele era esperto di cetacei, da quelli più comuni, a quelli più rari e leggendari. Mi domando se sia un caso che Cesare Pavese amasse la letteratura americana, che si deve a questa sua passione, coltivata meticolosamente nell’officina dell’Einaudi, se il capolavoro di Melville venne portato in Italia? Certo questa suggestione che sale dalla lettura delle pagine di Autoreverse trascina come un’onda marina. Le notti dei portieri d’albergo sono notti marine. Scrutano le anime dei viaggiatori come in cielo si inseguono le stelle alla ricerca della rotta polare.
Torino, Hotel Roma, stanza 313, anzi 346. Qui lo scrittore de La bella estate si è il 27 agosto 1950. Stanza 313, anzi 346 (dopo la ristrutturazione dell’albergo). La differenza fa 33. Non si tratta di numeri simbolici. Sono tracce per segnare la rotta in cerca di un Pavese inedito, nella notte dell’anima, quando un incontro, fosse pure poco importante, ti gira le spalle, e si rimane soli, idioti come nessuno si immaginerebbe, come nessuno si aspetterebbe da uno dei più lucidi scrittori italiani del novecento. Ed invece arriva una donna, ha il nome esotico, una bellezza incredibile, di colpo scopri che persino la bellezza delle colline della tua terra è insignificante e incapace di colmare il tuo vuoto. E’ solo un’ombra che anticipa la morte. Poi questa arriva, ed ha i suoi occhi. Gli occhi di Constance Dowling.

Si può andare a Praga senza pensare a Kafka, a Francoforte senza cercare la casa natale di Goethe, a Parigi senza collegare il Faubourg Saint-Germaine a la Recherche, a Salisburgo ignorando Mozart. Luoghi come altri per moltissimi visitatori giunti lì per le ragioni più disparate: una fiera mondiale, un mercatino, un piatto gastronomico rinomato, un collezionismo compulsivo di mete. Di queste motivazioni, dunque, si appagheranno e racconteranno. Altri, invece, e non sono pochi, sono lì alla ricerca di tracce e itinerari di esistenze a loro care, artisti le cui opere ne hanno talvolta rivoluzionato la vita, o l’hanno resa più sopportabile. Lo sanno bene le agenzie di viaggio, gli hotels, i ristoranti e i locali di ogni genere, tutt’altro che indifferenti al richiamo dei loro concittadini illustri, a cui spesso devono parte della loro fortuna. Un dono spesso immeritato, quella scia luminosa e postuma che sopravvive all’esistenza terrena dell’artista. Non sarebbe giusto, pertanto, da parte dei beneficiari, condividerne almeno in parte i vantaggi, in qualche forma? E’ chiedere troppo nell’italietta smemorata dove si fa impresa senza rischio d’impresa, dove non c’è rispetto né gratitudine per chi l’ha sostenuta e la sostiene con un proprio contributo di bellezza e saggezza?
(Anche su La Poesia e lo spirito

Sul languido cielo s'incidono,
Sardegna, i tuoi monti di ferro.
Cielo velato
come da un polline
malsano, che a guardarlo ci si strugge.
Malinconica Circe,
è con questo richiamo
che trattieni il partente,
presso il Limbara nostalgico.
Ed è così che il sardo
mai tradirà la sua terra fedele.

da: Repubblica.it
ROMA - Scatta la censura di Facebook per oscurare la discussione in rete su condom e Aids accesa dalle parole del Pontefice alla vigilia del suo viaggio in Africa. E sul social network alcune migliaia di persone aderiscono a uno sciopero virtuale di tre giorni, che si conclude oggi, per protestare "contro la santa inquisizione e la caccia alle streghe su internet".
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