Transito senza catene

giovedì, 12 giugno 2008

"Il giardino non esiste" di Alberto CAPITTA

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     Si sviluppa sulla traccia di una storia familiare l’ultimo romanzo di Alberto Capitta, Il giardino non esiste: quella di Romeo Scalas, titolare di un negozio di coloniali. Pur lontani dal realismo descrittivo, non è difficile riconoscere in Romeo un rappresentante di quella ricca e compiaciuta borghesia mercantile in auge fino a non molti anni fa, prima dell’arrivo della grande distribuzione. Una borghesia non dissimile – rispetto a Sassari, dov’è principalmente ambientato il romanzo - da quella di molte altre città italiane e straniere, come la Lubecca dei Buddenbrook di Thomas Mann. Anche qui dalla massima fortuna economica e familiare si passa alla sua parziale dissoluzione e decadenza, attraversando l’evento tragico della morte di Lorenzo e di Michele, i due figlioletti gemelli di Romeo, l’operazione alla testa di Carmen, la figlia più grande, per guarirla dall’epilessia, la pazzia di Flora, moglie di Romeo e madre dei gemellini, la grave depressione del capofamiglia, la fuga dei clienti del negozio per “quel lezzo di infelicità” che ormai vi si respirava.
     Dicevamo che si è lontani da quadri descrittivi reali, dall’affresco storico ed epocale. Il romanzo ne prende anzi le distanze, costruendo la propria vivida e commovente epopea dentro un tempo sospeso, dentro luoghi indefiniti come il giardino [”...un orticello incastonato tra le case e al di là di questo un passaggio che introduceva a un luogo di viva boscaglia. (…) C’erano querce secolari miste a olivi e roverelle e il sottobosco era tutto un pullulare di lumaconi e farfalle…”] nel cuore della città dove Carmen si rifugiava annotando di nascosto fatti e avvenimenti su un diario segreto. Alberto Capitta ha uno sguardo creaturale sulle cose, e la libertà e la forza inventiva della sua scrittura s’esprime in un equilibrio di tempi e di spazi che costituiscono, in un’opera artistica, la giusta prossemica: la distanza che attira e coinvolge il lettore pur senza volerlo retoricamente convincere. Le originali descrizioni, dove è spesso presente la natura, hanno la calma evocatività e bellezza, specie nella prima parte della storia, di sequenze cinematografiche: sovviene Fanny e Alexander di Bergman. Fatti ed eventi negativi presenti nel romanzo (malattie, limiti, difetti, deformità, povertà…) piuttosto che derive sconsolate o ciniche disvelano spesso, invece, da ultimo, un lato ludico, ilare e, comunque, positivo. Se non una fede nell’uomo, laica o religiosa che sia, si avverte talvolta quel barlume di speranza inscindibile dalla vita pulsante, dal suo incedere malgrado tutto. Come superamento, forse, dell’acuto quanto infecondo sentimento di disillusione sulla condizione umana.
     Eppure nell’ultima parte del libro, nella scena dove le tre donne superstiti (Flora, Carmen e Innocenza) si abbandonano al travestimento e alla confusione e inversione di ruoli (imitandosi a vicenda, e imitando persino i familiari defunti), viene da pensare alla crisi epocale che attraversa la nostra società e civiltà; a questo nostro tempo di smemoratezza, di perdita o mancanza di valori, e di bontà, in cui si è se si consuma, se si sta dentro modelli sociali e comportamentali definiti, ridotti, come Pasolini aveva intuito a suo tempo, a docili e inconsapevoli strumenti di strategie e di destini impostici da altri.

GN

Alberto Capitta
Il giardino non esiste
Il Maestrale (Nuoro 2008)

*

Alberto Capitta è nato a Sassari nel 1954, dove vive e lavora. Autore di testi teatrali (direttore artistico di Ariele Laboratorio), si afferma come romanziere con Creaturine (Il Maestrale 2004); il Maestrale/Frassinelli 2005; tradotto in Francia), opera che gli vale un posto di finalista al Premio Strega oltre ad un’accoglienza convinta presso la critica e i lettori più esigenti, nel 2006 gli viene assegnato il premio “Lo Straniero” per essere, fra l’altro, “uno dei più interessanti tra gli scrittori di una straordinaria fioritura sarda”. Nel 2007 per Il Maestrale ha ripubblicato una nuova versione del romanzo d’esordio Il cielo nevica (già Guaraldi 1999; in corso di pubblicazione in Francia).


scritto da: 1Nuscis alle ore 17:06 | link | commenti (4)
categorie: recensioni, letture

Commenti
#1   12 Giugno 2008 - 18:43
 
Dopo il gradimento in libreria de Il cielo nevica, questonuovo romanzo non mancherà nella nostra libreria.
Ciao Michele
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#2   12 Giugno 2008 - 19:39
 
Un ottimo lavoro, Michele - originale, rigoroso e in controtendenza -che va giustamente proposto e valorizzato.
Un caro saluto. giovanni
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#3   15 Giugno 2008 - 08:56
 
Un libro che ho letto e che mi ha affascinata. Soprattutto l'ultima parte, la vita in questa casa/foresta/tana, e' un capolavoro.
Ci devo scrivere qualcosa anch'io.
Ciao Gianni, e spero a presto,
daniela
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente DanielaRaimondi

#4   15 Giugno 2008 - 17:22
 
Grazie, Daniela, ero quasi certo che il libro non ti avrebbe lasciata indifferente.
Un caro saluto
Gianni
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