
Undici storie per narrare un’unica storia, undici giovani vite africane nella deriva oceanica, unite da un comune e tragico destino. Savina Dolores Massa, oristanese, finalista con quest’opera al Premio Calvino 2006, si propone con una scrittura intensa, polifonica, decisamente originale per lessico ed espressività. Encomiabile anche il lavoro documentale che l’alimenta (sui nomi, i luoghi e le abitudini dell’ ipotizzato paese d’origine), la tangibile partecipazione emotiva e lo sforzo, invece, per mantenere un controllo costante della scrittura. Sayoro, ultima voce delle undici e più volte chiamato in causa da chi lo ha preceduto, tira le fila di tutte le storie. Lui è il cantore, il suonatore di kora che sulla barca alla deriva accompagna i racconti dei dieci uomini con lui ancora vivi; o forse solo i loro pensieri, il loro intermittente ricordare. Poi, alla fine, ultimo a morire, dice al suo strumento: “questo è tutto, kora. Non perderti in altre chiacchiere.”
L’idea del romanzo nasce, nell’autrice, dalla lettura di un fatto di cronaca: il 4 giugno 2006 una barca di sei metri, bianca, senza nome e senza bandiera, è ritrovata da un pescatore a largo dei Caraibi. A bordo, i corpi quasi mummificati di undici uomini neri. È tutto ciò che resta di un convoglio di 47 persone partite dalle coste dell’Africa nel giorno di Natale.
Questa tragedia, di un’attualità che tristemente perdura, è a fondamento di un lavoro coraggioso, dai tratti ora epici, ora realistici con una scrittura in ardito equilibrio tra prosa poetica, invettiva e lamentazione. Savina Dolores Massa ha saputo dare identità e vita letteraria a quei corpi anonimi e mummificati e ci ha dimostrato come si possa coniugare l’amore per la scrittura con quello per la verità.
Antonio Fiori
Savina Dolores Massa
Undici
Il Maestrale, Nuoro, 2008

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