
Anche sul blog "La Poesia e lo spirito"
Erbe divorano corpi ormai ciechi
chinati commossi carnosi nei prati
i nuovi coi vecchi.
Non c’è aria che non sia stata respirata
anguria dai molti semi che credevamo di sputare
noi i loro ignari locatari.
Ti accarezzi le mani e s’affaccia qualcuno
dall’altro emisfero in altro giorno o secolo
s’avverte una corrente fluviale un vento di rame.
*
Ne rompono il sigillo di lumaca da ogni dove
ma l’occhio come il mondo è franto in pixel acini
pigiati per vino non bevuto per sangue non buono.
C’è un diritto nel rovescio a cui non giova
l’inverabile contrario. Si distruggono case negando il cemento
in cui fuma e s’invagina una pozza d’acqua lurida.
Il sole per facce di bronzo ha un solo occhio
chiuso, sorride ai belli ai figli di cani che rispondono,
Giani, mentre guaiscono alla luna.
Una riga bianca in mezzo segna il senso
di marcia finché un bue non la cavalca tra urla
e sangue di passanti sbattuti gli uni contro gli altri.
Una Pasqua verrà e s’apriranno uova
vuote di sorprese senza fiocchi
ne usciremo nuovi o forse più sciocchi ed assenti per sempre.
*
Sapere che sei e che resisti sul limo dei giorni
nell’abbraccio d’aria scommesso
in una santa partita senza punti e spareggio.
Nato freddo monolite o porcospino
nella distanza che non figge la carne che bacia
assetato una tazza rovente sciogliendo.
Quell’Uno che eravamo dici l’istinto
alla fusione. Cronaca fitta di sogni assassini
di ingressi a quell’uno impediti con pietra tombale.
Tenia del bicchiere mezzo vuoto
contendi l’altro mezzo con la sete
di un angelo invisibile e coppiere.
*
Se non scoglio e muro non vedremo la festa
è notte di futuro sconosciuto, il sole dietro.
Quanti eravamo e quanti adesso siamo.
Resistono i polsi a profili che mutano
schianta un paraurti nel vagito di un tegame. Leoni
di carta ruggiscono, il cuore pompato d’inchiostro.
Ci risvegliamo sauri la coda i denti freschi
a custodire chiavi e documenti. O borse o scarpe
per mani e occhi mariuoli per piedi scattanti.
Acque potabili: una cesoia modella la sete
minutissimo fogliame ingurgitato cascame
nel sogno di polla già tronco.
GN

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