
(Intervento al post "Il ventennio di Berlusconi" di Fabrizio Centofanti, sul blog "La Poesia e lo spirito")
Tra il serio e il faceto, in questa situazione oggettivamente disperante, pongo questa domanda: potrà Silvio salvarci da Berlusconi? Considero il suo retrocedere da molte delle scelte politiche fin qui operate una delle poche possibilità per uscire dallo stato attuale di malcontento diffuso, scongiurando in questo modo tragedie e dolore infinito per decine di milioni di italiani. L’avversione crescente nei confronti suoi e dei suoi ministri e sodali non è, infatti, quello di un gruppetto di “comunisti”, ma di milioni e milioni di persone normali e moderate senza alcuna tessera politica o sindacale, colpite in vario modo (o in procinto di esserlo) dalle scelte del suo governo.
Ma c’è da chiedersi anche come mai un uomo giunto all’età di 73 anni, ricchissimo, con una vasta esperienza di vita e con ottime relazioni personali in Italia e all’estero (pensiamo solo a Bush e a Putin) non abbia per davvero lavorato per il bene comune che - va chiarito - non è quello che lui ha inteso e intende, duramente contestato, ma quello percepito, se non da tutta una comunità nazionale, dalla sua gran parte. Mai s’è vista in Italia tanta gente scontenta dell’operato di un governo: nelle strade, nelle scuole, nei luoghi di lavoro pubblici e privati, nei quartieri e nelle periferie della povertà e dell’emarginazione.
In una democrazia degna di questo nome, non si può scontentare così tanta gente, non si può suscitarne l’odio e le proteste fino al punto attuale, dichiarando pubblicamente di infischiarsene.
Se non fosse circondato da opportunisti compensati con denaro e privilegi per i servigi resi - “amici fidati”, ora, che lo rinnegheranno e a pugnaleranno quando il leone sarà morente - gli avrebbero detto che non si può governare in questo modo, che il parlamento non è il luogo dove si ratificano scelte fatte altrove da Lui o da pochi altri, ma dove ci si confronta e ascolta fino in fondo, onestamente, pervenendo alle soluzioni più ampiamente positive e condivise dentro e fuori dall’aula.
Così restando le cose, egli avrà frustrato le attese di una larga parte del paese, e il suo nome sarà maledetto e ricordato con disprezzo.
La vita - la sua, la nostra - non è infinita. E come non si può lottare in eterno, così non rimangono in eterno le leggi e le opere non condivise dai più, presto rimosse o distrutte.
Possa dunque Silvio fermare Berlusconi, contenerne i timori di perseguitato dai giudici, convincendolo a un’inversione totale di rotta, nella direzione dell’abbattimento dei privilegi, della giustizia sociale, della valorizzazione della scuola attraverso una riforma autenticamente migliorativa del servizio, e, da ultimo, coi suoi amici capi di stato riformare l’Onu, renderlo un organismo efficacemente operante per iniziare una politica mondiale in tema di guerre e armamenti, di ambiente, di fame e di redistribuzione della ricchezza, di energie alternative etc.
Lo ricorderemo in questo caso con gratitudine, stimandone l’opera meritoria al servizio del paese, e non solo.
GN

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