
Vedi anche sul blog La Poesia e lo spirito
La mobilitazione sociale nelle piazze d’Italia, in questi giorni, per protestare contro i provvedimenti governativi, costituisce una sfida e una speranza, un’occasione storica per i cittadini perché riflettano sul loro status di elettori e di irrinunciabili protagonisti, pur nei complessi meccanismi congiunturali, del cambiamento sociale, anche (o, forse, soprattutto) col silenzio e l’inazione. Essi rappresentano quella “base” a cui la politica e i sindacati non hanno mai dato dignità di interlocuzione, operando scelte quasi mai aderenti alla loro sensibilità e alle loro attese; e questo governo ne costituisce il massimo esempio, a dispregio dell’insistita e corale richiesta di rivedere scelte devastanti per il destino di molte persone. La forza immensa che si sta esprimendo anche trasversalmente, rispetto alle forze politiche di maggioranza e di opposizione, non può spegnersi senza aver prodotto qualcosa; ma per lasciare traccia essa deve organizzarsi - subito – elaborando delle soluzioni migliorative a futura memoria sui grandi problemi dibattuti, dalla scuola alla giustizia, dall’ambiente all’informazione. Dovrebbe fare esattamente ciò che i partiti finora non hanno fatto: tenere conto della competenza e della saggezza di chi vive quotidianamente i problemi reali pagando spesso sulla propria pelle il prezzo di scelte politiche inavvedute; l’esito di questo ascolto - con ampio coinvolgimento sul territorio di cittadini sensibili e di esperti nei vari settori professionali - anche nella forma semplice di check list, con le cose che andrebbero conservate così come sono e quelle, invece, da cambiare, andrebbe infine consegnato alle forze politiche ed istituzionali locali e nazionali. Senza farsi illusioni, naturalmente, essendo quasi certo che le proposte resteranno inascoltate da questo governo schiacciasassi che ha già deciso tutto per tutti, anche se parla di dialogo e di confronto (cosa che finora non ha mai fatto); ma di questa epopea straordinaria, insisto a dire, non possono non documentarsi in qualche modo le istanze profonde, da rivolgere a chi vorrà ascoltarle, ora o poi.
Non è casuale quanto sta accadendo; abbiamo compreso in molti che urge un salto evolutivo nel concetto e nelle forme di una democrazia compiuta, attraverso il coinvolgimento ampio e organizzato dei cittadini, perché si trovino soluzioni condivise e durature allo stato di malessere e di esclusione che si avverte da decenni; chiodi sulla roccia che siano il superamento di ideologie e contrapposizioni, avendosi finalmente considerato, con equità, gli interessi di tutti e soprattutto dei più deboli. GN

Blog